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hopocafantasia

*suerte*

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vi restituirà pure il tempo sprecato, gli amori perduti, gli sms a vuoto e i lacrimoni. have faith.

la grazia con cui ci siamo distrutti
la cura che abbiamo messo nel far marcire i frutti

le cose che ci hanno ucciso le abbiamo addormentate per non graffiarci in viso
le abbiamo urlate in silenzio guardandoci attraverso per non scovarci dentro
venere dal ventre di vetro io non riesco a piangere.

EPO
ero in te come un argomento del tuo amore sillogistico, conclusione di un ragionamento.
ma mi piaceva essere così, avviluppato dai tuoi sensi artificiali.
battiato - amata solitudine.
ultimamente, piuttosto,considero tutta la vita un gelato, che viene leccato da tutte le lingue del mondo schifato, ma ancora goloso.
Ti aspetto. Nel frattempo provo a vivere.
la fame ti fa fare i salti ma la pheega te li fa fare più alti
p.

ho aspettato che finisse l’inverno però davvero poi basta, me lo prometto saranno passati così tanti giorni dal momento in cui ti sto scrivendo che aver bisogno di parlare ancora di te, senza parlare con te, sarà solo una stucchevole deriva criminale ed io forse se sarò bravo, se riuscirò a ricordare a me stesso che non necessariamente saremo meglio o peggio di quel che siamo oggi, mi fermerò prima di quello strazio che ancora mi sfonda il cuore. 
Ho capito che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad avere accanto ma questo non potrà essere più motivo per sentire sempre lo stesso giro infinito di parole, sempre lo stesso giro infinito.
Non avremo colpe né io né te, l’ultimo giorno d’inverno. 

meditate gente. meditate.

non scalerò montagne per te e non attraverserò deserti
e ci sono anche poche possibilità che varchi gli oceani a nuoto, solo per vederti. non t’illuminerò una piazza, non scriverò il tuo nome nel cielo, non ti andrò a prendere nessuna stella. non combatterò per te né draghi, né mulini a vento, né demoni dell’inferno. no, per te non farò niente di tutto questo.

per te mi venderò, per te farò il buffone, mi darò sempre torto anche quando avrò ragione, appenderò il violino a una stella che tu sai, perché soltanto tu, soltanto tu lo suonerai. sarò la tua signora vestita in raso rosa, antica come un quadro, bella, altera, un po’ sdegnosa, il passero che a sera danza sui ginocchi tuoi, sarò l’eroe dei sogni che nessuno ha fatto mai. 

perché mi batterò per te con un esercito di idraulici condomini, dentisti, rompipalle, bottegai, mi coprirò delle ferite della noia, quelle che nessuno vede e non sanguinano mai, per te.
per te io mentirò giurando su mia madre, e laverò anche i vetri agli incroci delle strade. mi toglierò le ali affittate a un baraccone, perché volar da soli è solamente un’illusione. 

non mi confonderò mai più con questa compagnia di geni 
sempre soli, sempre con il «coso» in mano a dirsi « quanto siamo bravi, Dio, ma come siamo bravi…» e che da piccoli era meglio che giocassero al meccano.

è più difficile spostare l’esistenza un po’ più giù del cielo e diventare un uomo, per te. 


vecchia piccola borghesia
per piccina che tu sia
io non so dire se fai più rabbia
pena, schifo o malinconia.