vi restituirà pure il tempo sprecato, gli amori perduti, gli sms a vuoto e i lacrimoni. have faith.
(Fonte: subliminalxxdiamond, via storiadiunapiccolaiena)
la grazia con cui ci siamo distrutti
la cura che abbiamo messo nel far marcire i frutti
le cose che ci hanno ucciso le abbiamo addormentate per non graffiarci in viso
le abbiamo urlate in silenzio guardandoci attraverso per non scovarci dentro
venere dal ventre di vetro io non riesco a piangere.
ma mi piaceva essere così, avviluppato dai tuoi sensi artificiali.
(Fonte: michaels-erotic-desires, via brividosullapelle)
(Fonte: letaschepienedicose, via storiadiunapiccolaiena)
ho aspettato che finisse l’inverno però davvero poi basta, me lo prometto saranno passati così tanti giorni dal momento in cui ti sto scrivendo che aver bisogno di parlare ancora di te, senza parlare con te, sarà solo una stucchevole deriva criminale ed io forse se sarò bravo, se riuscirò a ricordare a me stesso che non necessariamente saremo meglio o peggio di quel che siamo oggi, mi fermerò prima di quello strazio che ancora mi sfonda il cuore.
Ho capito che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad avere accanto ma questo non potrà essere più motivo per sentire sempre lo stesso giro infinito di parole, sempre lo stesso giro infinito.
Non avremo colpe né io né te, l’ultimo giorno d’inverno.
meditate gente. meditate.
non scalerò montagne per te e non attraverserò deserti
e ci sono anche poche possibilità che varchi gli oceani a nuoto, solo per vederti. non t’illuminerò una piazza, non scriverò il tuo nome nel cielo, non ti andrò a prendere nessuna stella. non combatterò per te né draghi, né mulini a vento, né demoni dell’inferno. no, per te non farò niente di tutto questo.
per te mi venderò, per te farò il buffone, mi darò sempre torto anche quando avrò ragione, appenderò il violino a una stella che tu sai, perché soltanto tu, soltanto tu lo suonerai. sarò la tua signora vestita in raso rosa, antica come un quadro, bella, altera, un po’ sdegnosa, il passero che a sera danza sui ginocchi tuoi, sarò l’eroe dei sogni che nessuno ha fatto mai.
perché mi batterò per te con un esercito di idraulici condomini, dentisti, rompipalle, bottegai, mi coprirò delle ferite della noia, quelle che nessuno vede e non sanguinano mai, per te.
per te io mentirò giurando su mia madre, e laverò anche i vetri agli incroci delle strade. mi toglierò le ali affittate a un baraccone, perché volar da soli è solamente un’illusione.
non mi confonderò mai più con questa compagnia di geni
sempre soli, sempre con il «coso» in mano a dirsi « quanto siamo bravi, Dio, ma come siamo bravi…» e che da piccoli era meglio che giocassero al meccano.
è più difficile spostare l’esistenza un po’ più giù del cielo e diventare un uomo, per te.
per piccina che tu sia
io non so dire se fai più rabbia
pena, schifo o malinconia.
(Fonte: cosanesaitu, via portaoggetti)

